CASSETTO IN PRESTITO

 

 

     

  Giuseppe Sacco    Sono LIBERO di ESSERE LIBERO” 

    

Peppe Sacco 2 agosto 2018 ore 19:08 Giusto dirlo… che non sono uno scrittore… I capitoli sono un riassunto di ricerca – storia – ricordi – testimonianze.

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“E Funtanelle a Sanità”

Un rione di Napoli che fa parte della storia di una Napoli che conta.

Erano le ore 19:00 del 2 agosto 2018 quando mi spinsi a scrivere in una pagina nata in Facebook come gruppo pubblico “Tra miti e leggende di Napoli...Rione Fontanelle” ideata da Lucio Micillo. Per me scriverci oltre al piacere di raccontare fatti e storie di un rione di Napoli, è stata anche l’occasione per dire basta a  delle inesattezze che si leggono in alcune pagine web e nelle pagine di Facebook, racconti inventati di scarsa  storia e con l’arroganza di prendersi e risistemare a propri uso cose e fatti che non gli appartenevano. Cosa importante da sottolineare le tante altre testimonianze e l’aggregazione smisuratamente creatasi, mettendo su un bel gruppo di persone pronte a interagire e ritrovarsi. Questi argomenti che scorrono mi hanno tenuto in buona compagnia per il periodo d’Agosto a Novembre 2018. Grazie all’ideatore di avermi dato l’opportunità. Tutto inizio con…..

Mi chiamo Giuseppe e di cognome faccio Sacco, per tutti sono Peppe, “Peppe Sacco”  e sono nato il 3 agosto del 1954 a Via Serbatoio allo Scudillo n°8. Dopo aver letto, riletto e visto dei video pubblicati in alcune pagine web che raccontano del mio rione nativo “Le Fontanelle” a malincuore ho costatato che sono state scritte delle recensioni inesatte e approssimative insomma alla Carlona. La storia “de Funtanelle “ e tutt'altra cosa compresa quella del cimitero che inizia con la frase <scavato sotto la collina di Meterdei> riportando di quell’ossario storia e fatti inesatte, racconti su quei resti umani parlati come un prodotto di spettacolo. Delle Fontanelle nessuno ha mai detto delle industrie di calzaturificio, delle fonderie, della Wienner, dell'artigianato dei guanti, scarpe in pelle, vetreria e affini un  manufatto che ancora oggi è presente in tutto il mondo. Fabbriche e aziende che hanno dato lavoro (non esagero) a centinaia di famiglie del Rione e di altre residente in più posti di Napoli. E di un indotto che supportava tutta quella maestranza nei giorni lavorativi e di chi campava di commercio e delle botteghe in casa, della gente capace di vivere insieme come una vera e salda famiglia e sottolineo cosa non praticato in altri rioni della Città. Concludo e affermo che queste Associazioni presenti oggi sul territorio (dai Vergini alle Fontanelle) nate occasionalmente si appropriano di una storia e di un patrimonio che non gli appartiene, voglio anche credere che sono disinformate, ma per certo nemmeno o per niente pittoresche. La storia del Vallone dei Girolomini “e Funtanelle “ non può essere deturpata. Fatti e storia devono essere raccontate attraverso testimonianze concrete.

Con questa lettera postata (con effetto desiderato) ho contato passi indietro fatti da persone e associazioni iniziando a scrivere del mio rione cercando ricordarlo con onore per quanto ha dato alla città di Napoli.

Viaggio in Italia  con Ingrid Bergman

Alle Fontanelle un film con l’attrice tre volte Premio Oscar
Viaggio in Italia” 1954 di Roberto Rossellini

Viaggio in Italia 1954 di Roberto Rossellini. Un film in bianco e nero ambientato prevalentemente a Napoli dove l’attrice svedese rimase completamente affascinata dalle sue bellezze. Le scene girate dal Rione Fontanelle alla Sanità  e poi proiettate nelle sale cinematografiche iniziano dal ponte della Sanità e si soffermano nella curva prima della croce dove è raccolta l’edicola di San Antonio.

 

Delle scene girate quella primaria rimasta impressa negli occhi di tutti gli  spettatori è quella della girata all’interno del al cimitero delle Fontanelle (ultima foto) dopo quel ciak trasformato in pellicola non si contava i visitatori provenienti da più parti della città, dalla penisola e altri stati. Si racconta che la Bergman tra una posa e l’altra chiedeva alla gente del posto tanti perché. Altra scena importate il regista Rossellini la desiderò girare con la protagonista nella Vetreria delle Fontanelle (Coperativa di tanti artisti dell’arte del vetro soffiato) gli stessi operai fecero da figuranti mettendo impresso nella pellicola la propria arte. Altri registi hanno scelto “Le Fontanelle” come set cinematografico da Nanny Loy con “Le quattro giornate di Napoli girate dietro alla Catena e sopra al campo, I Guappi di Pasquale Squitieri e atri ancora. Nuovamente "Le Fontanelle" in una Napoli che conta"

 


A lava ai Vergine

Un fatto vero che metteva la povertà della gente alla prova che si vedeva portare via quelle poche cose proprie  senza poter intervenire, usando ogni forza e mezzo per salvarsi. Per fortuna dopo i lavori fognari fatti da Achille Lauro “armatore e sindaco di Napoli oggi è rimasto un proverbio bene augurante che dice: Sta currenno a lave e Virgene………


Tutto iniziava dalla collina tufacea che sovrastava “Le Fontanelle” dove successivamente venne costruito l’ospedale “23Marzo” poi ampliato e rinominato “Ospedale Antonio Cardarelli” A lava ai Vergini era un vero flagello Via Fontanelle, Via Sanità e i Vergini diventavano un vero fiume in piena, acqua e fango trascinava via tutto mettendo in serio pericolo persone e cose. Alcune case (i bassi) sottoposti o al livello di strada per difendersi dalla piena e dal fango davanti all'ingresso veniva alzato un muretto permanente che fungeva da sbarramento di circa 50cm. Giusto ricordare che le carte topografica del fine 1600 disegnano le vie nominate compresa quella di Via Duomo fino al varco dell’Immacolatella come un torrente. Oggi pur facendo dei lavori fognari di risanamento se non viene fatta l’appropriata manutenzione alle fogne (chiamate dagli abitanti Traforo)  con una forte pioggia è possibile che possa ancora accadere.

 

“E Funtanelle” e Sant’Antonio

Quartiere devoto al Santo con una festa in suo onore


Da bambino quando notavo che Nicola “ l’elettricista” con il limone e la pomice del Vesuvio e l’olio di gomito puliva e metteva in ordine (a cappelluccia) l’edicola dedicata a Sant’Antonio ancora visibile in Via Serbatoio allo Scudillo mi ricordava che era prossima la festa del Santo di Padova. Due o al massimo tre sono le edicole costruite in Suo onore nel rione delle Fontanelle, quelle che io ricordo sono quella  e “coppa o ritiro” via Serbatoio allo Scudillo  la seconda “vicino ‘o vascio da Bionda e una terza  nella curva dell’’ospedale “A Vita” Alle Fontanelle, l’immagine del Santo non si limitava ai tre altarini indicati, la presenza di Sant’Antonio Veniva notata negli androni dei palazzi, nelle case sui comò e addirittura “a capo o lietto”. Il perché di questa grande devozione per Sant’Antonio non lo mai scoperto ma la storia della città di Napoli dice che non era limitata soltanto alle Fontanelle ma in tutta la città di Napoli, oggi conta ancora innumerevoli devoti. Il motivo può essere attribuito che egli fu il Santo Patrono della città di Napoli dal 1799 al 1814 sostituendo San Gennaro no per un motivo di clero ma per un fatto politico di quegli anni. Una cosa è certa e resta chiara “dint’è funtanelle” è stato di una forte presenza perché in tanti adottavano: immagini, altarini e edicole; c’ era perfino chi l’indossavano al collo come venerata immagine a cui si affidava, e chi addirittura portava la figurina conservata nel portafoglio come ricevuta dell’offerta fatta per poi sostituirla con quella prossima. Nel quartiere non si contavano i maschi e le femmine che portano il nome Antonio. Credo che siano rimasti in pochi che si ricordano dell’associazione di Sant’Antonio alle Fontanelle e la sua maestosa bandiera notata durante le processioni religiose della Città, alla fine degli anni ottanta forse per mancanza di valori o di tradizione venne chiusa. Bello il ricordo dei banchi di pane fresco offerti da famiglie facoltose, panelli con il taglio a croce benedette con il sacro rito poi distribuito alla gente in segno di abbondanza. E poi… la festa voluta e organizzata dal Comitato Festa di Sant’Antonio” con le luminarie i fuochi pirotecnici di “Tore ò Spac”  “miez’ò puntone”  la serata canora dove prendevano parte artisti affermati che hanno cantato da per tutto le melodie della canzone napoletana, tra i presenti anche il maestro Sergio Bruni.

 

O Carruocciolo: quattro ruote fai da te

 I nostri giochi sono ben lontani da questo tipo di realtà, i giochi di un tempo infatti seguivano altri canoni, più spartani, più semplici, essi erano realizzati spesso con materiali di scarto e avevano il fascino del fai da te. Io ci giocavo con i miei compagni partendo da G.B. della Salle per arrivare alla discesa "do rione” Via Scipione Mazzella

 

Napoli “Rione Fontanelle”

Un rione di storia infinita, infinitamente ricca e interessante.

Il cimitero delle Fontanelle

La Parrocchia di Maria SS del Carmine alle Fontanelle da sempre custode del cimitero


Tutto inizia nel 1872 per volere della Curia Arcivescovile che incaricò, al presbitero “Gaetano Barbati” (Napoli, 9 agosto 1804 – Napoli, 5 dicembre 1882 personalità di spicco della Curia arcivescovile napoletana nella seconda metà dell'Ottocento. Canonico della Cattedrale dal 17 aprile 1853, docente del seminario arcivescovile, latinista ed epigrafista insigne. Fu, inoltre, Regio Revisore dell'edizione napoletana de la "Storia degli italiani" di Cesare Cantù; socio dell'Accademia Ercolanese, compose le epigrafi per le esequie di Ferdinando II.) di sistemare in modo dignitoso quelle ossa sparse ovunque nelle grotte del vallone dei Gerolomini (alle Fontanelle) scavate da abili scalpellini chiamati “Tagliamonte” di proprietà dei Padri Minimi di San Francesco di Paola,

L’ingresso di sinistra delle tre navate da sempre è stato il passaggio principale per accedere al cimitero dove per la misericordia del popolo e di chi aiutò il canonico Barbati dopo aver dato dignità a quelle ossa sparse, con propri mezzi costruirono una chiesa rupestre per dimostrare la fede, il culto per i morti, la maestà del luogo. La chiesa era composta di un altare adornato da un crocefisso, sul lato destro annicchiato un Gesù nel sepolcro, mentre a destra

  una maestosa Natività e tanti affreschi impressi nel tufo. Uguale come tanti altri luoghi simili nella città di Napoli la chiesa cattolica ha voluto anche il cimitero delle Fontanelle, un luogo preghiera e di culto cristiano cosi si decise che era necessaria la costruzione di una chiesa vera e propria. I lavori cominciarono nel 1878, dinanzi l'ingresso della navata sinistra del cimitero con passaggio posto alle spalle dell’altare maggiore alla chiesa rupestre, i lavori terminarono dopo sei anni. La chiesa custode del cimitero (de Funtanelle) fu consacrata nel 1884 con il nome di “Maria Santissima del Carmine alle Fontanelle”.

La costruzione si presentava con una facciata molto semplice, con semplici lesene, timpano triangolare e un campanile poco più alto della chiesa. L'interno, a unica navata e con abside semicircolare, è custode di dipinti di artisti anonimi o noti nella sola firma nelle piccole cappelle laterali (oggi con incuria rimosse). Infine l'altare maggiore in marmi policromi che si prolunga verso l'alto, formando una pseudo edicola sacra, presenta al centro in bella mostra un dipinto del pittore P. Lamonica che raffigura una insolita immagine della Vergine con Bambino la Mamma Schiavona avvolta da una nuvola.

A guardare l’immagine ci si accorge che sotto di Lei sono raffigurate figure circondate dalle fiamme con braccia alzate che chiedono alla santissima Vergine del Carmelo di essere sollevati dal fuoco. Il dipinto di Lamonica mette in risalto la promessa fatta dalla Vergine Maria al beato Simone Stock di intercedere per ottenere la salvezza dall’inferno e dalla liberazione dalla condanna del Purgatorio. C’è chi racconta che ai lati dell’altare ci fossero due dipinti uno che raffigurava San Ciro e San Pietro coperti volutamente durante un lavoro di restauro perché l’umidità li aveva rovinati in più parti per il distacco dell’intonaco. Io nella parrocchia di Maria Santissima del Carmine mi sono battezzato, ho ricevuto la prima comunione, la Cresima e  felicemente sposato, ci ho fatto il chierichetto e... In più ho vissuto quel luogo da fanciullo e da giovane i ricordi sono tanti e indelebili. Ancora oggi vivo di un beneficio, un vitalizio chiamato Amici con la A maiuscola.

 

Il Cimitero delle Fontanelle

La storia che conosco io

Il cimitero delle Fontanelle: Via Fontanelle alla Sanità “quartiere Avvocata”. Le Fontanelle è un rione popolare confinante con quello di Materdei, con il rione Sanità  con la colline del Vomero e quella dei Camaldoli, perchè “Fontanelle” si dice  per la presenza in tempi remoti di fonti d'acqua. La storia del cimitero delle fontanelle “sito che appartiene soltanto al “Rione Fontanelle” lo sentita raccontarla in diverse versioni e con varianti poco pittoresche in più per il momenti politico, per progetti in atto o per poca conoscenza lo si attribuisce ai rioni limitrofi: rione Sanità o quello di Materdei.

 L'immagine può contenere: cibo 

La storia che conosco.

Il cimitero (ossario) accoglie circa i 40.000 resti vittime della peste del 1656 un flagello che colpi la città di Napoli e che porto alla morte secondo una stima 462mila morti. Un provvedimento emanato dal viceré di Napoli “Juan Alfonso Enríquez de Cabrera” ordinava che gli abiti dei defunti venissero bruciati e fatto divieto di seppellire i cadaveri nelle chiese o interrati all’esterno dei sacrari. Tutti appartenenti a qualsiasi ceto sociale furono trasportati nelle cave sotterrane e di Cupa Lautrec inseguito indicata con il nome di cimitero del Pianto e della Pietà. Altri corpi furono portati nella più ampia delle tante dislocate grotte del il Vallone dei Gerolomini chiamata “Grotta delle Fontanelle” ampia per circa 3.000 m2, mentre le dimensioni della cavità sono stimate attorno ai 30.000 m3. Giusto anche dire, l’ampiezza di questa grotta non è per niente naturale ma scavata per reperire il tufo, e la Pozzolana, per costruire la città. I corpi dei sventurati furono in essa ammassati uno sull’altro e cosparsi di calce. Il cimitero fu chiuso e sigillato, una lapide che faceva da sigillo riportava “Tempore Pestis 1656.

Nel 1836/37, in seguito al “Colera Morbus” il cimitero delle Fontanelle fu riaperto per accogliere i resti dalle cosiddette "terresante" Per questo secondo flagello abbattutosi su Napoli, il consiglio Sanitario per seppellire la nuova onda di morti ordinò di togliere gli ossami da tutti i cimiteri, dalle parrocchie e dalle confraternite e depositarle nel Vallone dei Gerolomini in quella tre navate già stracolme di cadaveri. Nuovamente la grotta “de Funtanelle” e la gente del posto rividero un gran numero di carri stracolmi di resti umani. Il cimitero fu nuovamente chiuso e riaperto per portarci altri morti 1852/53 per nascondere altri resti per ordine del Magistrato della Salute in seguito agli scavi e la costruzione di Via Toledo. Altri resti giunsero decenni dopo di volta in volta portati dal Comune di Napoli durante i lavori di ammodernamento dei cimiteri della città.

Al Rione Fontanelle

Il culto “Alla ricerca del proprio caro o di una grazia”

 

La storia ricavata dalla ricerca fatta sul cimitero delle Fontanelle continua per amore della verità su quest’ossario diventato celebre per la sua maestosità come luogo di culto e di fede cristiana. Trascurarne la storia vera per com’è raccontata in alcune pagine web, in opuscoli e da media disattenti ne fanno della grandiosità che gli spetta in un luogo pittoresco, selvaggio e di larga scadenza al punto tale da farne un guazzabuglio di fede e di continui errori che avvolte spaventano. Riprendo la mia storia “ripeto” di ricerca fatta in testi attenibili, vecchie guide di napoli e ritagli di cronache. Prima di continuare credo che sia giusto rimarcare che questo luogo sistemato con semplicità servì a dare una dignitosa sistemazione a tutte quelle ossa di corpi sfortunati, poi… diventato luogo di rispetto e di preghiera definendo quelle ossa l'appartenenza alle “anime del purgatorio” in cerca di suffragio chiamate anche Pezzentelle.

IL CULTO e LA DEVOZIONE=================

 

Nel 1884 con il nome di “Maria Santissima del Carmine alle Fontanelle” s’inaugurò la chiesa custode del cimitero de Funtanelle. L’avvenimento fu parlato con orgoglio dalla stessa Curia Arcivescovile tanto amplificare la notizia per le vie di Napoli dell’esistenza di quel luogo mistico facendo si! A un via vai di persone proveniente da Napoli e provincia usando ogni mezzo di locomozione per partecipare al culto della preghiera (‘O refrisco e l’anema) iniziato già da tempo dalle persone del posto, quelle di Materdei e dalla vicina Sanità perché sapevano che tra quelle ossa c’era un proprio caro. Nelle pareti di tufo furono aperti dei finestroni protetti da vetrate per areare e dare luce, inoltre ringhiere di legno delimitarono i morti dai vivi. Agli inizi del novecento ogni Lunedì per le devozioni alle “Anime del Purgatorio” il cimitero restava aperto, la strada era piena di venditori ambulanti. Durante la seconda guerra mondiale tante le famiglie del posto che hanno trovato ricovero nel cimitero dai bombardamenti che subì la città di Napoli.

LE GRAZIE e LE ADOZIONI====================

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Non potendo aspettarsi aiuto dai vivi, la gente di ogni ceto sociale lo chiedeva ai morti delle Fontanelle, durante il pellegrinare si raccontavano con dovizia storie di grazie ricevute e di sogni premonitori. In virtù di queste grazie (da non confondere in miracoli) nascono le adozioni “da capuzzella” in segno di gratitudine e per rafforzare i legami tra il mondo dei vivi e quello dei morti manifestandola con piccoli monumenti fatti a forma di teche e piccoli altarini adornati da lumini e fiori in alcuni accanto al teschio la foto propria o di famiglia e un ex voto in argento. Come per le altre cose, per ingrandirla e manifestarla nelle cave di tufo girava racconti di ogni sorta che mettevano nell’aria stupore e competitività al punto tale che s’inizio ad assegnare un nome al teschio e la posizione dove si trovava.

Alla RICERCA della SPERANZA e della VERITA==========

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Il culto per quelle anime del purgatorio delle Fontanelle fu particolarmente vivo negli anni del secondo conflitto mondiale e nei primi decenni del secondo dopoguerra; la guerra aveva diviso famiglie, allontanato parenti, provocato morti, disgrazie, distruzioni, miseria. L’invocazione alle anime purganti “de Funtanelle” diventa la concreta rappresentazione non soltanto della memoria ma della speranza di un ricongiungimento, sottrarsi all'infelicità, alla miseria e al ritorno a casa del figlio o del marito dichiarato disperso in Russia. La storia ricorda che il Ministero della Difesa mai li dichiarò eroi e nemmeno morti, ma semplicemente “dispersi”, un aggettivo che non riempiva i cuori né di gioia né di dolore “Disperso” una cattiveria nella cattiveria di ogni guerra. Angoscia di mamme, mogli e figli mai stanchi di pregare fissavano e imploravano la grazia di abbracciare vivo il proprio caro o il corpo morto per poterselo piangere.

ECCO il MOTIVO=========================

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Chiaramente si è capito il motivo e il perchè delle tante teche e altarini che il visitatore in primo piano durante la visita al cimitero fissandole, incuriosito nota amuleti, nomi, foto e date. Chi conosce la storia non frammentaria dei napoletani e di quelle ossa “delle Fontanelle” sa, riconosce che non c’è niente di pittoresco e che ancora oggi c’è chi vuole parlare di queste disgrazie e di questi morti nascondendo la cruda verità soffermandosi in racconti non altro come “a capa d’ò Capitano” quella di “Pascale” e… che quelle teche e altarini sono stati omaggi per una vincita all’otto e tante altre (scusatemi del termine) stronzate. Nascondere e non dire che ogni teca o altarino è il ricordo di un caro mai restituito dalla guerra, o di una grazia ricevuta voluta da Dio, è dissacrante. In quelle tre grotte comunicanti tra loro, il visitatore che entra con il dovuto rispetto, stima e attenzione non da più ascolto alle parole della guida perchè riesce a sentire il tuonare delle voci di tantissime persone che l’hanno preceduto con uguale rispetto e in un baleno gli riaffiora davanti a propri occhi la pura realtà. Mi piace aggiungere: e forse a sua insaputa ritornando a casa riceve una grazia.

CHIUSO per IDOLATRIA

Negli anni sessanta Don Vincenzo Scancamarra parroco della chiesa delle Fontanelle custode del cimitero, preoccupato per un culto di fanatismo creatosi chiese consiglio all'arcivescovo di Napoli, il cardinale Corrado Ursi sul problema. Il 29 luglio 1969 un decreto del Tribunale Ecclesiastico per la causa proibì il culto individuale “delle capuzzelle”, divenute oggetto di una fede considerata pagana e di fanatismo. Il decreto consentiva inoltre che fosse celebrata una messa al mese per le anime del purgatorio in Parrocchia e che fosse eseguita una processione all’interno dell’ossario ogni 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti. Tenerlo chiuso per riaprirlo una volta l’anno, vennero meno pulizia e manutenzione da ritenerlo pericolante per mancata cura e quindi nuovamente chiuso definitivamente.

Nel 2002 con il comune di Napoli nel progetto del Maggio dei Monumenti inserì anche il Cimitero delle Fontanelle chiedendo la riapertura, una richiesta contrastata sia dalla Curia di Napoli che e dal parroco e custode e cappellano del cimitero Don Evaristo Cervasone (foto Prete missionario originario di Bergamo dell'ordine dei Monfortiani) La riapertura in occasione di quel Maggio dei Monumenti nel 2002 fu un successo enorme non previsto e quindi riproposto ogni anno. Da quella riapertura le autorità predisposte ai cimiteri lasciavano permessi a gogò a televisioni, riviste e fotografi di ogni appartenenza, tutto si svolgeva senza alcuna autorità di controllo tanto che, in giro per il mondo c’erano scatti di donnine tra i resti di quelle ossa, in più dei documentari che non dicevano un’ombra di verità del luogo e di quei resti umani usati solo a uso e costume. Nefandezze che portarono allo scontro la chiesa e le autorità al punto che il clero non volle più essere il custode consegnando definitivamente le chiavi al Comune di Napoli. Tale decisione comportò la chiusura definitiva dell’ingresso al cimitero posto alle spalle dell’altare Maggiore. Il Comune di Napoli per avere un suo accesso aprì una nuova entrata che porta direttamente nella navata centrale chiamata "degli Appestati".

Il resto è sotto gli occhi di tutti compreso i lavori di ammodernamento al cimitero, la sicurezza e il decoro urbano di Via Fontanelle. Questa è la mia storia che ho studiato. Il cimitero rimane per me un luogo di culto e di preghiera e deve essere gestito da chi ne comprenda il valore. Diversamente meglio tenerlo chiuso. Il mio cammino d’interesse verso questo luogo lo continuerò, ma partendo dalla chiesa rupestre dove inizia la storia vera e quella popolare di questi morti desiderosi del silenzio. Ripeto questa è la storia che conosco io.

 

 DEVO CREDERCI ?

Le spoglie di Giacomo Leopardi alle Fontanelle

  

Le Fontanelle, tra storia e leggenda fanno parlare di se, nelle pagine di storia scritte da autorevoli firme che ricordano i fatti di Napoli. Protagonista il sommo poeta Giacomo Leopardi, (ritratto) sì, proprio lui, lo scrittore, il poeta di Recanati. Si scrive del giovane scrittore che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Napoli una scelta dovuta a causa della precarietà di salute. Tra le tante zone del Regno di Napoli scelse di abitare fuori dalle mura della città nei pressi del vallone della Sanità – Santa Teresa zona salubre in quel tempo. Fin qui è storia certa poi… Poi si racconta che non condusse una vita troppa sana tra Napoli e Torre del Greco. Proprio alle pendici del Vesuvio scrisse il suo ultimo canto “La Ginestra” E fin qui nulla di strano. La vicenda inizia a diventare fumosa proprio l’ultimo giorno di vita di Giacomo. Si legge in alcuni testi di quel giorno, era il 14 giugno, come testimonianza c'è la versione dell’amico Antonio Ranieri o meglio le testimonianze sì perché Ranieri cambiò più e più volte versione sulla morte del poeta. La prima versione fu che Leopardi morì improvvisamente, tra le braccia di Ranieri dopo aver mangiato di tutto durante una festa. La certificazione di morte dice: idropisia polmonare, verosimile, dati i suoi problemi respiratori, altro lascia pensare che Leopardi di essere spirato per contagio di colera. Con non pochi dubbi su quando fosse realmente accaduto si continua a raccontare: rapidamente fu organizzato il funerale per dare sepoltura al poeta nella Chiesa di San Vitale a Fuorigrotta. Il mistero si infittisce quando nel 1900 la tomba di Leopardi, sì, quella di San Vitale, venne aperta per una ricognizione, con sorpresa dei presenti, dentro non c’è uno scheletro intero, ma due femori, poche ossa sparse e soprattutto nessun teschio. Un'altra versione racconta: Giacomo Leopardi quando capì che era prossimo a morire lasciò dei soldi ai becchini per ricevere un funerale cristiano e una degna sepoltura. Per certo è che nel 1837 a Napoli impazzava il colera ed era quasi impossibile organizzare funerali e tutti gli sventurati spogliati di ogni indumento finivano in fosse comuni. A complicare la storia vera ci si mette anche il registro delle sepolture della Chiesa “SS. Annunziata a Fonseca” di Napoli (foto) in cui dichiara che il corpo di Giacomo Leopardi finì nelle fosse comuni del “cimitero delle Fontanelle” come obbligavano le rigide prescrizioni dell’epoca per limitare il contagio. DEVO CREDERCI? A memoria, nessuna guida turistica mai ne ha parlato. Nuovamente "Le fontanelle "fanno parte della storia che conta"

                            

 

“Le fatiche della vespa 50”


Muoversi a Napoli è sempre stato un annoso problema, ed anche per noi giovani delle “Fontanelle “ era la stessa cosa. Poi la piaggio mise sul mercato la Vespa 50 che si poteva guidare all’età di 14anni. Così passammo dal fitto delle biciclette al fitto della vespa 50. Il vantaggio era che non dovevi più pedalare e ti sparavi le posa, in più se avevi la cazzimma riuscivi a portare più persone e guagliungelle.

 

 

Pino Daniele era di casa alle “Fontanelle

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Pino Daniele (foto a sx) esordì in un complesso chiamato New Jet, fondato con il suo compagno di classe Gino Giglio, in cui rimase per breve tempo, ma le prime significative esperienze di composizione ed esecuzione in gruppo si resero concreto con la fondazione del complesso musicale “Batracomiomachia”, con Paolo Raffone, Rosario Jermano, Rino Zurzolo, Enzo Avitabile ed Enzo Ciervo (foto dx). Quest'ultimo nativo e residente delle Fontanelle musicista e cantante conosciuto con il nome d’arte “Geremia Blue” La famiglia Ciervo era proprietario di una lo grotta scavata nel tufo adibita prima in stalla poi a fabbrica di tacchi deposito e tant’altro. Poi la svolta quella di essere il posto di provare e fare musica per i cinque giovani musicisti. Il posto esatto è nessuno può smentirmi era: al Vico San Nicola alle Fontanelle (into o palazzo de vacche n°10) La sala di prova come già accennato non era altro che una caverna di tufo, spazio ancora visibile e che quando ti avvicini se hai fantasia senti ancora le note rimaste impregnate nel tufo. Posso affermare anche che in quella grotta sono passati molti protagonisti della musica Napoletana, Italiana e Internazionale tra cui Corrado Rustici, Edoardo Bennato e il gruppo degli Osanna, Napoli Centrale, Gragnianiello e Mario Musella e chissà quanti altri ancora. Ho scritto tutto ciò perchè altre pagine web e servizi televisivi fatti nascondono la parte importante cioè il posto esatto “e Funtanelle” evidenziando in modo vago “in una grotta della Sanità”. Il mio rione natio “Le Fontanelle" ricco di tante altre cose, viene soltanto etichettato per il cimitero e con una storie che mai combaciano con quelle vera.

 

 

Tributo a Enzo Ciervo Artista delle “Fontanelle”

Nome d’arte Geremia Blue il cantante dalla voce immensa

Il suo modo di cantare fu subito imitato da altri artisti della sua età. Enzo con la musica stava molto avanti e aveva idee chiare per come proporla. Una sera Io, Pasquale De Salvin e Enzo parlavamo di musica e cantavamo accompagnandoci con il suono della chitarra suonata abilmente da Pasquale (bravo tastierista) a un tratto Enzo, s’impadronì dello strumento e si mise a cantare un suo pezzo passando dall’Italiano al dialetto Napoletano. Io e l’amico pasquale perplessi e con stesa sincronia ci guardammo negli occhi e con volti schifati per l’eccesso, inveimmo contro Enzo dicendogli di tutto < Viciè ma che fai mentre canti in lingua te miette a cantà napulitano.> Lui serio, serio per niente seccato disse: <guagliù nun capite proprie niente>. “Il tempo poi gli ha dato ragione” Ricordo le sue uscite per il quartiere con l’abito alla Demis Rouusos e il primo 45 giri disco inciso con l’importante etichetta EMI il brano era “Maria Marì” sì perché infondo Lui, era un musicista di larghe vedute un cantante contemporaneo, che non si era dimenticato delle sue radici, chi era e dove era nato “E Funtanelle”. Giusto anche ricordare di Radio Montercarlo e del musicista dj digei Awana Gana che passava ogni giorno il brano inciso su un vinile a 45 giri con etichetta EMI. Dopo quella prima incisione altri artisti e gruppi iniziarono come il filone vuole  canzoni napoletane  arrangiamento rivisitato. Quella “Maria Marì” suonata in radio Rai e in radio Montecarlo stordì di piacere la gente. Mentre scrivo, ricordo il posto di quella serata, era una stanza della chiesa Maria SS del Carmine alle Fontanelle. Poi ci perdemmo di vista per tanti motivi, compreso quello del lavoro. Dopo tempo informandomi di lui mi fu detto che aveva smesso di cantare per motivi di salute e di aver ripreso il suo lavoro di tappezziere. Pochi anni fa facendo una ricerca appresi che era passato all'altra vita. Grande Enzo resti per me un mito meglio dire un grande “guaglione” artista prodigio che negli anni ’70. 
Ascoltatelo nell'interpretazione della sua Maria Marì.

                     

 

 

 


Tony Barbato: è del quartiere "le fontanelle"


Chi del rione delle “Fontanelle a Sanità” non si ricorda di Tonino dai capelli ricci e dal volto sorridente. Antonio Barbato oltre avere una propria attività lavorativa era un vero amante della canzone napoletana, sua era l’incisione dello Zappattore sui 45 giri prima di Mario Merola. Antonio Barbato in arte Tony Barbato può essere definito un vero showman riconoscendolo il successo con il brano “a Tangenziale” con il ritornello diceva: <miette solde int’ò panare> non tutti sanno o ricordano che per pagare il pedaggio veloce in tangenziale di Napoli si lanciava la somma giusta di monete in un contenitore a forma di paniere e la sbarra si alzava per passare. Posso aggiungere con Nota che a Napoli con questo sistema di pedaggio di aver inventato il Telepass. In quegli anni ero conduttore del programma il “Mattiniere” alla radio International con sede a Miano, passavo spesso volte il brano ‘A Tangenziale e l’altro che si intitolava “a Panza” successi orecchiabile e divertenti.) Ritornando a Tony Barbato non posso non dire di non essere stato un’icona come di cantante di giacca, organizzatore di spettacoli in strada le famose “Feste e Piazze” e dietro le quinte dei teatri napoletani, dove si recitava la sceneggiata. Tony Barbato “Tonino” un altro pezzo di storia “delle Fontanelle”

 

“Rione e Funtanelle” un’altra storia eccellente
La chiesa di Santa Maria della Vita comunemente

“O’ ospitale a Vita”


Ritorno alla mia considerazione già scritta in questa pagina il mio rione è storia di Napoli, con personaggi e… che arricchiscono il passato e il presente della Città. Era l’anno 1577 Andrea Vaccaro frate carmelitano insieme con altri confratelli eresse una chiesa sulle basi di una chiesa paleocristiana sotterranea dedicata a San Vito (giovane siciliano poi santo martire protettore dei danzatori) con denominazione “Santa Maria della Vita” che alluderebbe al santo titolare della primitiva chiesa. Tengo a precisarlo ci troviamo nelle mura invisibili della cinta (de Funtanelle) oppure del vallone dei Gerolomini. La storia, altra realtà fontanellese continua nel XVII secolo la Masseria Ramirez concesse alcuni terreni per l'espansione del convento e ancora nel Settecento il convento subì altri rinnovi. Durante il decennio francese dal 1806 la struttura fu confiscata ai padri carmelitani e poi ceduta nel 1807 a Giovanni Poulard-Prad, che implementò nel convento una fabbrica di porcellane. La chiesa divenne addirittura una fabbrica di candele. Nel 1834 con il dominio dello Stato Borbonico divenne un ospedale, nel 1836 passò all'Albergo dei Poveri che lo adoperò per ricoverarvi i malati di malattie asiatiche. Anche dopo la fine dell'epidemia il convento venne nuovamente restaurato per mantenere  la funzione di ospedale, destinato alle donne gestito dalle suore della Carità, alla fine degli anni 60 fino a gli anni 90 fu denominato ospedale San Camillo poi chiuso e sostituito da un centro per il recupero per tossicodipendenti.
Appendice:

Anche la chiesa venne restaurata nell'ambito della trasformazione del convento a ospedale femminile, riaperta al culto nel1930 ma fu di nuovo chiusa nel 1969.

Una storia dice: si ritiene che al di sotto della struttura conventuale siano situate le catacombe di San Vito (dette anche catacombe della Vita), la cui testimonianza è del canonico Carlo Celano. Tuttavia del sito si sono perse le tracce e ogni tentativo di individuarla finora è stato vano.

Dal punto di vista artistico la chiesa possiede un pavimento in maiolica del XVIII secolo, mentre l'altare maggiore, coevo agli interventi barocchi, è in commessa marmorea; quest'ultimo, si trova in una posizione rialzata rispetto alla navata. Inoltre, all'interno erano collocate opere di Luca Giordano e Paolo De Matteis.

La torre dell'orologio venne realizzata nel 1629 e si eleva per cinque piani ed ha una forma rettangolare; all'ultimo piano, è allocato l'orologio, alla sommità si trova un piccolo campanile.

Riassunto di ricerca su tesi attendibili.

 

 Cari amici: Una lettera per Voi.

 


Cari amici e conoscenti delle Fontanelle non è mia intenzione ferirvi con quello che continuerete a leggere. Ho fatto una passeggiata alle Fontanelle e aimè non ho trovato i ricordi della mia infanzia, non ho trovato neanche il profumo che respiravo, cosa prevedibile che rientra diciamo nella normalità. Quello che mi ha ferito per davvero che l’ho trovata martoriata da un progresso che nasconde le sue origini e di un piano urbanistico per niente pregevole. Si capisce subito che la riapertura del cimitero non gli portato alcun provento finanziario e tantomeno il lavoro tanto divulgato. Mi è parso, meglio se uso il termine, ho costatato che tutto si è fermato all’ingresso dell’ospedale “A Vita” dove si usava dire “a sera mettono a catena” e che i visitatori diretti al cimitero arrivano da Materdei in auto da Via Scipione Mazzella e quelli a piedi scendono direttamente le scale per portarsi alla meta turistica. Una strada completamente dissestata con paletti gialli conficcati dentro che delimitano la gareggiata fungendo da marciapiede, tratti di strada con abusi edilizi che danno l’impressione delle Favelas. L’assurdo è stato in Piazza Fontanelle (Miez’ò puntone) con quella penisola al centro della piazza che non lascia capire a cosa serve o a cosa è servita, in più con una statua di San Pio appoggiata che non fa certo bella figura. La ciliegina della mattinata passata nel mio quartiere è stata nel ammirare l’imbrattamento della parete della chiesa parrocchiale con disegni e colori non consoni al luogo di culto (una brillante idea grottesca). Il resto l’ha fatto la guida (che parlava come se fosse un registratore) con la storia che ha raccontato non ha azzeccato una verità. Certo non si può far vivere un quartiere con i ricordi, ma tantomeno con una realtà che non gli si addice e che non è sua. Le cose che ho visto non mi fanno cambiare opinione sull’affetto che gli serbo perché ci sono nato e vissuto fino agli anni 80. I ritagli di storia che ho raccontato e che continuerò a scrivere forse potranno essere testimonianze per smascherare chi ha fatto quest’abuso che nasconde e non mette in luce la comunità del rione Fontanelle alla Sanità. Con l’augurio di non essere stato patetico i miei più cordiali saluti

19 agosto alle ore 21:52 Giuseppe (Peppe) Sacco

 

Alle Fontanelle: la storia continua.


In Via il Serbatoio allo Scudillo la vasca più antica delle otto cittadine. Allo Scudillo le acque di Serino un'acqua che, dal 1885 la beveva tutta la città. Acqua usata come ingrediente fondamentale, sostiene la favola della migliore tazzulella e cafè del mondo e per l’impasto per pizze due realtà napoletane che non hanno concorrenza

 

 

O’ Munacone

Le famiglie “de Funtanelle” il privilegio di portarlo a spalla


Questi clik mi hanno portano indietro nel tempo, quelli in bianco e nero in primis ho creduto che fossero scatti fatti in Piazzetta Fontanelle (miez’o puntone) invece sono scatti fatti a calata fontanelle angolo via Alessandro Telesino (Scale 'e Maruccella) e il negozio di vini ed oli che si vede alle spalle era della famiglia Silvestri ('O Gallo, che poi si sposterà dove si trova attualmente) Il Santo usciva in processione due volte all'anno: il 5 aprile a San Vincenzo e il 7 luglio quando iniziavano i festeggiamenti per la festa del «Munacone». Forse non tutti sanno che portare in spalla San Vincenzo (San Vicienzo a Sanità) era un privilegio non accessibile a tutti, la concessione era solo per “il Parzunari e figli” Cioè i possessori di terreni agricoli del quartiere Sanità. La famiglie Sepe, quella dei Giordano e Varriale a loro l’insegna dello scapolare e il beneficio di portare a spalla il maestoso e venerato Santo; un onore che ancora oggi si conserva che vale più di tanti titolo. Una gioia pronta ad essere condivisa con tutta la gente del rione “Fontanelle” ogni anno durante la processione. Gli abitanti delle “Fontanelle” aspettavano con fede e commozione il Santo Munacone sfoggiando alle finestre, balconi e bassi lenzuola ricamate e coperte di seta come tante bandiere colorate sui pennoni in segno di saluti, quasi a dire “San Viciè guarda a casa mia” alle fanciulle il compito di lanciare petali di fiori. La processione arrivata in Piazzetta Cimitero dove erano spalancate la gradi porte  parrocchia, a ricevere il Santo il parroco in Piviale che officiava la benedizione solenne all’immagine e a tutta la gente che conn fede cristiana la seguiva. Piazzetta cimitero alle “Fontanelle” si adoperava anche per una sosta, la gente del posto e commercianti facevano a gara per offrire in segno di gratitudine agli accollatori e chi coordinava (o mast e festa) gelate Giarre di vino, di birra e taralli. Il resto lo facevano i mortai i cielo sparati dai fuochisti del vallone dei Gerolomini. La storia descritta e sulla base di mia memoria sempre con l’augurio di aver fatto cosa gradita ai “Fontanellesi” e non

Le “Fontanelle” e cantine.

Vino, sapore e ricette. A cantina O’ Vallo la nomea di essere la più antica.


Nel rione “Fontanelle” alla Sanità, nei suoi anni a oggi avuto quattro cantine quella di Don Agostino Sepe, (Austino ò cantiniero e miez’ò puntone) quella da (Signurina) sopranominata “turze e botte” per la sua pettinatura tirata che terminava con tuppetto, mai l’ho vista con i capelli sciolti. Poi.. quella poco distante dalla “chiesella dell’Immacolata” di Onn’Alberto Amato e quella giù alla croce “A cantina ò Vallo” (Gallo). Spiegare il funzionamento di questi esercizi commerciali chiamate comunemente “a cantina”, non nascondo di avere qualche difficoltà nel farlo e maggiormente per le due situate all’estremità di Via Fontanelle, dove oltre a vendere il vino, olio e tanta altra merce cucinavano una mensa povera e con grande competitività con le cantine di tutta Napoli; quei primi piatti che oggi rappresentano e sono una risorsa della tradizione gastronomica partenopea. Alle Fontanelle si cucinava per i tanti operai che lavoravano nella zona e per il gran numero di carrettieri ricordati per le loro Tummarrelle (foto) carro a due ruote trainato da un solo cavallo adibito per il trasporto del Tufo e per lo smaltimento del materiale risulta chiamata in napoletano stretto stretto “A Sfravacatura”, ma questa è una storia da ricordare, perché il carrettiere delle “Fontanelle” è stato il maestro di questa professione. Ritornando alle cantine, due sono chiuse da qualche tempo mentre quella di Piazzetta delle Fontanelle pare che esercita un’attività lontana da quella di un tempo. Giusto evidenziare che il locale commerciale alle proprie spalle ha una maestosa grotta scavata nel Tufo dove, damigiane e botti conservavano  il vino al fresco e temperatura costante, un vero proprio nettare degli dei. Alle “Fontanelle chi è rimasto a esercitare il mestiere popolare della cucina di cantina “d’ò mangià e Cantina” (rivisitato in parte e servito in un modo diverso è rimasta “a Cantina O’ Vallo” La ricerca fatta su questo esercizio mi ha svelato che risale inizio 1930 ed è la più vecchia cantina del “Rione Fontanelle” e per sentito dire da parenti e amici posso aggiungere: Che si mangia un’ottima pizza ed è un locale molto frequentato maggiormente da stranieri e dai buon gustai amanti della tradizione e degli antichi sapori.

 

VETRERIA "de Funtanelle"
Un artigianato sparso in tutto il mondo alla pari con il vetro fiorentino e quello veneziano 
"Un'altra eccellenza che si nasconde”

L'immagine può contenere: 8 persone, persone in piedi L'immagine può contenere: 8 persone, persone che sorridono, persone in piedi e notte

Alle fontanelle l’arte di modellare del vetro fluido incandescente, soffiato, lavorato e modellato interamente a mano per diventare elementi decorativi di vetro solido, bicchieri, brocche, centrotavola bomboniere e molto altro. A Napoli le Vetrerie artistiche se ne contano e rappresentano ancora oggi una parte assai importante della storia e dell’artigianato. La Napoli del vetro grazie ai suoi maestri e operatori è sempre stata tra le prime per l’inventiva tecnica e per la fantasia nel modellare. Forse un solo neo quello di non aver saputo entrare personalmente nel mercato internazionale, fermandosi a quello fiorentino e veneziano i due bravi a proporlo nascondendone la propria identità. Alle Fontanelle agli inizi degli anni sessanta tre fratelli: Aniello Raffaele e Giovanni Ioia maestri di quell’arte riaprirono la dismessa vetreria nata anni prima come cooperativa, chiusa (pare) per un incidentale incendio. L’indotto di lavoro che si creò intorno a questa nuova realtà produttiva  tra una media industria e una bottega artigianale ma contava oltre quaranta operai e tantissimi giovani apprendisti diventati anche loro con il tempo bravi soffiatori, attacca piedi e quanta’altro per essere rifinitori di bicchieri, calici e… Alle Fontanelle oltre all’arte del vetro soffiato c’erano in zona maestri molatori come i Fratelli Esposito validissimi e attenti artigiani dai mille disegni rigorosamente fatti a mano.           

 

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Da RAI Storia: 1970 “Rione Fontanelle”

1970 Rione Fontanelle e il lavoro minorile: tanti si riconosceranno e tanti ancora soffriranno per queste immagini perché racconta le spaventose condizioni di vita di questo esercito di bambini-lavoratori. Ognuno potrà lasciare un commento scritto o nel suo cuore. Il mio? I fanciulli e piccoli imprenditori delle “Fontanelle” hanno di largo contribuito al Medy in Italy e queste persone figli e nipoti meritano rispetto. Quando ci siamo conosciuti grazie a questa pagina vi ho anticipato che il manufatto delle Fontanelle vive ancora in tutto il mondo, oggi questo servizio “Storico” anche se rema contro mi ha dato ragione.
 
Link VIDEO

http://www.raiscuola.rai.it/articoli/italia-1970-il-lavoro-minorile-a-napoli/5256/default.aspx

 

 

Signori e Signore un altra ECCELLENZA 
"LE FONTANELLE"

Lo scatto è del 1958 (circa) sul campo di gioco delle fontanelle. La squadra ritratta e quella delle "Fontanelle" del Presidente Raffaele Ioia "chiamato "Abbruzzese" 1°a Sx mi è stato raccontato che militava in promozione e che dava file da torcere alle dirette avversarie. La realtà si manteneva con il sostenimento di pochissime persone e che la maggior parte di giocatori erano delle fontanelle. Giusto aggiungere la realtà del Campo di calcio alle fontanelle di proprietà della famiglia di Nuzzo proprietari della Villa Gilda con ingresso dal vicolo San Nicola.

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Mannaggia Bubbà
Mi esce spontanea la considerazione
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Navigando nel web, tra le tante notizie date a modo e costume, ho trovato anche una che documenta “impropriamente” il “Cimitero delle Fontanelle”. La mia considerazione nasce non per le tante testimonianze che ho ascoltato “vere o false” che non giudico, ma per il modo marcato dell’appartenenza che si vuole dare (qui faccio finta di non capire) come sito in “Rione alla Sanità”. Credo che il termine esatto sia “Rione Fontanelle alla Sanità” zona di Napoli che parte dai Vergini alle Fontanelle e… Trovo ancora più giusto se si vuole aggiungere l’appartenenza a un Rione al quartiere, e quinti mi permetto di correggervi e suggerirvi da Rione Sanità a “Rione Fontanelle”. Uguale correzione per me vale in tutto ciò che si vede, si ascolta e si legge negli ultimi tempi inerente al cimitero delle Fontanelle rimarcandole: ubicato nel Rione delle Fontanelle alla Sanità limite quartiere Avvocata

 

VIMEO.COM

L'anime d'o priatorio - sul Cimitero delle Fontanelle

Questo documentario-video ripercorre la storia del celebre “Cimitero delle Fontanelle”,che tra scenari leggendari,storia, tradizioni, culti sacri e profani,…

 

Le Fontanelle, un rione diviso a metà per limiti.


Tra le tante curiosità e fatti del nostro Rione che ho raccontato con mie parole c’è anche questo: le Fontanelle è un rione diviso per limiti di appartenenza territoriale. Forse non tutti sanno che partendo dall’ex Ospedale della Vita poi San Camillo in direzione Fontanelle il lato destro fa parte del quartiere Stella dove rientra a far parte anche il Rione Sanità ecc ecc.. Mentre tutto il lato sinistro  fino alla parrocchia Maria Santissima del Carmine “cimitero incluso” rientra per appartenenza al quartiere Avvocata Materdei ecc. ecc. Ora ricordandomi del filmato (sopra) che ricorda dell’occupazione al cimitero fatto da preti attrezzati di megafono e tanta altra gente non indigena con tanto di striscione mi porta a ripensare nuovamente il perché si abusa nel dire che il Cimitero delle Fontanelle “appartiene” o fa parte del Rione Sanità, e il perché si vuole nascondere totalmente la denominazione Rione Fontanelle e il perché portare aventi delle forzature di  inesattezza. Qualora non fosse vero di tutto ciò che ho scritto smentitemi oppure mettete a posto ogni cosa compreso le origini e l’appartenenza sito.

Il Carrettiere
Quelli de Funtanelle erano abili


Il Carrettiere, una figura ormai scomparsa e dimenticata anche se ha fatto un lavoro importante per la costruzione della città di Napoli e all’intera collettività partenopea. Oggi rimane un mestiere mitologico, ricordato soltanto nei locali di ristorazione per le varie specialità culinarie che risaltano vecchi sapori che prendono il nome “alla Carrettiere”. Nel (Rione de Funtanelle) tante sono state le persone (giovani e padri di famiglie) che campavano di questo mestiere pur sapendo che non c’erano orari e festa settimanale e per lo più denigrato. Appartenerne alla discendenza bisogna esserne fieri per i motivi già detti e per l’amore “Si! Amore” e la riconoscenza che restituiva al cavallo nel governarlo dopo la giornata di lavoro, per essere stato capace di dare il massimo, bravo a ogni comando ricevuto attraverso le retini e dello scocchia e scurriato. Alle Fontanelle non si contava il via vai dei carri chiamati “Tummarelle” adibite al trasporto della pietra di tufo per la costruzione della città e del quartiere Vomero prima della comparsa dei mezzi a motore. Perché abili… nella scelta proprio del cavallo, per saper spartire il carico e per la scelta del valanzino (cavallo o mulo da affiancare a uno dei lati del carro per salire a pieno carico alla collina del Vomero, manovra che si faceva nei pressi del Museo Nazionale. I carrettieri fontanellese per assicurarsi un altro carico usavano la furbizia di tornare al Rione Fontanelle scendendo per la discesa del rione (via Scipione Mazzella) che era “ assai appesa” frenando le ruote del carro oltre che a girare la martellina (ganasce di legno attivate con una vite senza fine e da una manovella “Martellina”) attaccavano con della fune le ruote del carro e calzando il cavallo di scarpe di gomma ricavate da copertoni in disuso. Da annotare a questa figura i proverbi e le canzoni che restano testimonianze di stima. 

La Fonderia Di Giacomo
In Via Serbatoio alle Fontanelle n° 10


 L’antica fonderia artistica Giuseppe Di Giacomo fa parte del patrimonio del marchio mady in Italy altra eccellenza napoletana che da oltre un secolo a sede nel “Rione delle Fontanelle” alla Sanità. Le sue colate di bronzo si sono trasformati in piccoli oggetti e in grandi opere d’arte che vengono ammirate in saloni pubblici, salotti privati, piazze e vie di tutto il mondo. Io ne posseggo e ne vado fiero. Pochi sanno che la fonderia Di Giacomo ha realizzato con la sua arte il portone centrale del Duomo di Palermo.

 

Wiener eccellenza del legno e della comodità

Un'altra eccellenza la Wiener: industria viennese Medy Fontanelle in Via Santa Maria alla Catena La produzione medy Fontanelle aveva una distribuzione di vendita in grado di penetrare qualsiasi mercato. In quel periodo nacquero prodotti come la sedia Thonet da cui derivarono poi innumerevoli modelli che riescono ancora oggi ad emozionare. Una realtà affascinante che attraverso queste icone di stile racconta la profonda passione aziendale per il legno massello curvato a vapore. Oggi c'è chi parla del rione Fontanelle come cosa astratta senza conoscere un minimo della sua storia.

 

Calzaturificio Mario Valentino 
Dal cuore delle Fontanelle scarpe in tutto il mondo ai piedi delle celebrità

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Mario Valentino, (Foto) Napoli 1927/1991, le cronache dell’alta moda lo descrivono come il più famoso calzolaio del mondo. A Mario Valentino si attribuisce la creazione del primo tacco a spillo e dei primi mocassini per donna. Tra i suoi clienti Capi di Stato, Re e Regine e poi si può pensare fino all’immaginabile.
Mario Valentino con la sua fabbrica e con il suo esercito di operai resta un’icona del settore calzaturificio. E dal cuore del “Rione Fontanelle alla Sanità che nasce un prodotto napoletano capace per la sua eleganza e stile invadere il mondo come vera forma d’arte, pur servendosi di tecnologie industriali, riesce ad ottenere modelli di qualità trasformando il lavoro artigianale in un’industria in grado di sfornare un prodotto acquistabile anche per il consumatore medio. Negozi Valentino erano sparsi in tutto il mondo, nelle vetrine in mostra il manufatto creato da abili mani di maestri fontanellesi e di tanti altri operai qualificati provenienti da altri quartieri di Napoli. Mario Valentino eccellenza del “Rione Fontanelle” alla Sanità muore consumato da una lunga malattia il primo Febbraio 91 nella sua casa di palazzo Cellammare (a Chiaia) all’età di 63 anni. Caro amico le testimonianze su Mario Valentino non si contano e nemmeno le condivisioni ti lascio il link se sei desideroso di conoscerle. Personalmente non sono stato un fortunato perché non lo conosciuto, ma ho ben capito che era veramente una persona altruista e amato ricordarlo mi ha dato gioia.

https://www.facebook.com/groups/984263858422302/permalink/1028470610668293/

 

 

E femmene de Funtanelle:

a Montevergine per chiedere la grazie.
    

Dalle Fontanelle si partiva per andare dalla “Mamma Schiavone” a Montevergine per chiedere grazie. Le donne (de Funtanelle) tra il sacro e il profano partivano di prima mattina “a miezo ‘o puntone” tutte vestite uguali e fornite di accessori di tammorre a cui erano legati lunghi nastri di svariati colori. Era di moda mettere in mostra al collo e al polso destro sfarzose gioie, senza poi parlare degli orecchini insomma tutte e tutto in bella mostra. A guardarle non si poteva non pensare o dire esclamazioni di vario genere. La partenza era salutata addirittura con fuochi pirotecnici  per attirare l’attenzione di tutto il rione. Giusto ricordare anche il mezzo di locomozione un’auto decappottabile a otto posti tirata a lucido addobbata di nastri e fiori, l’automobile mise in pensione il carro, il cavallo e il valanzino (mulo o cavallo) utile per affrontare la salita di Monteforte. Durante il viaggio si praticavano più soste e un pernottamento nei tanti locali adibiti a locanda nella via Nazionale delle Puglie tra Mugnano del Cardinale e Mercogliano. Dopo la visita alla Mamma Schiavone era d’obbligo fare la spesa di nocciole castagne e torrone. Una tradizione popolare di un’intera regione dove non veniva meno la partecipazione delle femmine del Rione Fontanelle, femmine toste e serie che hanno contribuito al mantenimento decoroso della propria famiglia inventandosi mestieri onesti portati avanti con caparbietà e capacità di utile interesse per la comunità.

‘O guaglione r’o Bar 
Si teneva a cazzimma se purtava a casa na bella semmana


Chiedo scusa per il mio napoletano scritto, lo so parlare e capire ma per certo non lo so scrivere. Il garzone del Bar è stato è resta un capostipite di questo esercizio maggiormente negli anni 60/70 e fino agli anni ottanta nel Rione delle Fontanelle. Meglio andare per ordine. Quattro sono stati i Bar aperti alle Fontanelle, il primo è quello della signora “Papiluccia” vedova Napolitano con il compito anche di torrefazione e di Coloniale, bello ricordare anche il laboratorio di pasticceria di “Onn’Oreste” subito attaccato a esso”. Il Bar Sparano, situato nei pressi della prima croce, con la chiusura aprirono poi l'ufficio postale. Poi c'era il Bar di Giovanni Esposito esercizio scic e raffinato prima ubicato, forse meglio dire attaccato alla salumeria r’o’ Riccio e poi trasferitosisi in un nuovo locale e in’ultimo quello di donna Giovannina “Bar Vignis” con l’insegna di Latteria e bigliardo (vicino a discesa o’ a sagliuta r’o’ Rione) aperto agli inizi degli anni 60. Ritornando (‘O guaglione r‘o Bar) pare niente, niente, a lui spettava il compito di prendere per il rione le comande uscendo di prima mattina e nelle ore della giornata con bicchieri e termos ricolmo di caffè, per Lui libero accesso nelle fabbriche per vendere la gustosa bevanda e ritirare i bicchierini in vetro sporchi. Senza offesa per nessuno, ma un Bar senza nù gualione scetato non era nessuno. A cazzimma di questo personaggio (di piccola d’età) dove stava…? Stava nell’arrotondare a “semmanella” con qualche spicciolo in più che alla fine della settimana era una somma congrua  da consegnare a casa. La bravura era nel saper dividere bene il caffè (esempio) da 20 caffè a 22 durante la spartizione, commerciare sigarette sfuse e altro, addirittura c’era chi portava un vero e proprio libro conto, poi se diventavi simpatico, c’era la famosa mazzetta, un riconoscimento per il servizio offerto, per la qualità del prodotto; c’era chi usava darla per avere la celerità un riconoscimento di rispetto di essere servito per primo. Lo scatto è fatto nelle Fontanelle non mi chiedete il posto perche non lo so, ma a guardare bene ‘o guaglione certo che sarete in tanti a riconoscerlo.

 

Nel cuore del Rione Fontanelle alla Sanità 
"La Cantina del Gallo" eccellenza della buna cucina e...


Da cantina ‘O Vallo” nel “Rione Fontanelle” e in tutto il quartiere Stella e dell’Avvocata si è sempre detto che ha servito un bicchiere di vino onesto. Poi... cantina con cucina e poi... Pizzeria. La storia di questo esercizio conta quattro generazioni con Minicone, Gennaro, Mariano e Rosario dal 1898. Ubicata nel Rione Fontanelle, ha vissuto tanti ritagli di storia quotidiana che arricchisce di storia e sovranità la famiglia Silvestri. La sua opera maggiore è stata quella di far da mangiare alle tante maestranze che lavoravano nei suoi pressi, i carrettieri, e per gli amanti delle scampagnate; una larga clientela che oltre ad apprezzare il buon vino piaceva mangiare il cucinato (oggi prelibatezze) e Zi Concetta e donna Rita Nasti (Mamma di Rosario). Si narra che il nome “A Cantina ‘O Vallo (Gallo)” nasce non a caso, ma per una propria specialità cucinata in più modi da Zi Cuncetta galli e polli che allevava, “giustiziava” e cucinava. Questo esercizio oggi resta anche una ricercata pizzeria per il valore “segreto dell’impasto” ed è un’icona della buona cucina rimasta interamente come vuole la tradizione del locale con la sola variante di essere servita diversamente. Per questo motivo non possono farne a meno chi ama gli antichi sapori e chi sono alla ricerca di locali che conservano la tradizione e la buona cucina vino incluso.

 

Don Vincenzo Silvestro
“Un prete e un uomo vero”

 
Nativo e residente a Casavatore, laureato in Lettere e Filosofia, non si può non dire che le Fontanelle è stata dal primo giorno d’insediamento la sua casa. Di Lui si potrebbero scrivere infinite pagine di una vita di prete e di uomo di persona vera che non riusciva mai a mascherare quello che pensava. Ecco i motivi che lo portavano a conquistare subito le persone. I suoi bisogni e le sue necessità, erano sempre in secondo piano al punto che perfino fargli, un regalo era quasi un'impresa impossibile. Gli davi un regalo, magari per il suo compleanno, e poi notavi o venivi a sapere che ne aveva fatto dono no per disfarsene ma per far provare la stessa gioia di ricevere un dono ad un’altra persona e se t’indispettivi Lui, replicava che il regalo era suo e che poteva dunque farne quello che voleva. Le sue braccia erano sempre aperte, sapeva ascoltare senza dare giudizi, aveva le capacità di accogliere e di fare. Era un uomo vero e un prete vero che sapeva di che pasta erano fatto gli uomini. Qualcuno dirà che ho scritto ciò perché sono di parte; si sono di parte e sono felice di vivere ancora all’età di 64 anni con i Suoi insegnamenti che mi hanno guidato nei momenti belli e brutti che ho affrontato ogni giorno e non nascondo che mentre scrivo di Lui a quest’ora di notte gli occhi mi sono diventati umidi. Grazie a Lui ho capito che i soldi sono utili ma non necessari, di amare il prossimo, perdonare e saper scegliere, mettere da parte e allontanare. Il carisma di don Vincenzo in misura di peso credo che non c’è stato una bilancia per pesarlo, le sue capacità di dialogo erano le chiavi per aprire portoni, porte e cancelli ovunque si presentavano, fino a piacere alle bizzoche e comunisti de Funtanelle. Tra i tanti ricordi quello che mi affiorano mentre scrivo, sono delle serate passate da “Asso e Coppe “ a Melito Lui in pantalone nero e polo amaranto noi giovani tra risate e baldoria gli toglievamo il Don e lo chiamavamo professore. Unico Suo difetto e per fortuna nostra che pagava Lui (perché noi non avevamo una lira) e il vizio fumarsi una Stop dopo il pranzo o la cena. Il 12 Febbraio 1976 ci lasciò all’improvviso ma resto convinto che il suo ultimo pensiero era rivolto a i suoi giovani e parrocchiani. Ah! Dimenticavo, se volevi far felice il Suo palato gli dovevi preparare i vermicelli con i purpetielli.

 

 ‘O Giorgio. “quel ragazzo della curva B”
Voce sincera e trascinante del tifo napoletano.

Giorgio Ciccarelli un ragazzo un po’ difficile dai riccioli d’oro e occhi azzurri “‘O figlio e Pesserella” da bambino poca scuola ma di un’intelligenza con pochi uguali, chiaro nell’esprimersi un vero scugnizzo con la S maiuscola che nel bene e nel male ha sempre lavorato come garzone di Bar e poi in vetreria vicino agli alti forni. La sua passione poi tramutata in amore “la maglia azzurra del Napoli” quella che tutti i napoletani la vestono negli occhi e nel cuore fino a tenerla sotto il cuscino come compagna di tanti sogni. ‘O Giorgio chi non lo ricorda nel mezzo della Curva B, chi non l’ammirato per il grande amore che aveva per la squadra del cuore. Si scrive di Lui hai glorificato l'orgoglio dei napoletani in Italia e in Europa, hai difeso il colore azzurro cantandone l'immensità fino all'ultimo filo di una voce mai doma. Giorgio muore a maggio del 2000 ai suoi funerali svolti nella parrocchia delle Fontanelle, non c’era spazio nemmeno per quella bara avvolta nell’azzurro come i suoi occhi e della maglia a lui cara dalla giovanissima età. In questa pagina lustra che parla del Tuo rione non potevi mancare.  "OLE', OLE'-OLE'-OLE', GIORGIO-GIORGIO !!!!!!"

 

 Don Ermanno Cassitto
Custode della parola scritta

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Con riverenza e timidezza nuovamente parlo di un altro personaggio “de Funtanelle” di adozione perché era di Capodimonte e precisamente della «Via Nova», che poi sarà chiamata Corso Amedeo di Savoia. Venne ad abitare alle Fontanelle da sposato nel 1950, abitò prima a Piazzetta Cimitero n. 84, poi al n. 86 ed infine al n. 10 fino alla scomparsa nel 1997. Penso che circa 50 anni bastano per ritenerlo «fontanellese» e DOC. Don Ermanno di buon mattino si portava a lavoro con chiave in tasca della bottega situata nel pieno centro storico di Napoli al civico 10 in una delle vie più famose di Napoli “Port’Alba” definita la strada del libro. Strada situata a due passi dal Conservatorio San Pietro a Majella e da Piazza Dante. Testimonianze dicono: Dalla tenera età di 10 anni ha fatto il mestiere di libraio, abbandonata soltanto nell'immediato dopoguerra, quando il prezzo dei libri crollò il costo della carta aumentò talmente che parecchi libri, anche antichi, grazie all’incoscienza umana finirono al macero, perché valevano più come carta. Il sogno e il lavoro di Ermanno di tutta una giovinezza nata alla tenera ètà di dieci anni si frantumo costringendolo nel dopo guerra a fare altri nuovi lavori. L’amore per il libro resta il pensiero fisso tanto che nel 1960 in Piazza del Gesù mette una bancarella del libro e poi il resto di cosa sia accaduto lo voglio ricordare in questo modo: Bello e importante ricordare che nella strada del libro c’erano di belle mostra rinomate librerie e case editrice vanto della cultura partenopea e non solo. Tra le tante la libreria “Cassitto” di “ Ermanno Cassitto”, libraio per vocazione, conosciutissima perché ricca di volumi antichi e  unici. “Libraio Antiquario” un vero custode del libro raro esposto nei scaffali austeri in attesa di essere acquistato per il valore delle parole stampate. Forse, meglio dire per certo sono stato frammentario nel ricordare questo custode della parola scritta, ma finisco questa storia con il sorriso e con la stessa riverenza di come lo iniziata dal principio che vale per ogni altre cose.  Orgoglioso di averlo conosciuto e tenere nella mia libreria  di  volumi che raccontano Napoli. Non posso non aggiungere che Don Ermanno Cassitto è un’altra icona “de Funtanelle e delle cose buone di Napoli. 

 

“Liluccia” casa e puteca dal 1911

Come lei tanti altri

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 Cari amici, seguo con amorevole attenzione questa pagina diventata a me cara, perché mi ha fatto ricordare la mia adolescenza, ritrovare amici e persone care in più per avermi dato l’opportunità di pubblicare senza pretesa fatti e storie desideroso di raccontarle. Non nascondo la gioia ricevuta provata leggendo i Vostri post che chiedono di ricordarsi di una persona, un soprannome, un personaggio. Tra i tanti post pubblicati, oltre ai ricordi, mi hanno dato anche risposte precise e posso dire: ” che sono persone amate e che continua a vivere nel cuore e nella mente di tutti e grazie anche a questa pagina sono state raccontate. Con il racconto di Liluccia scritto sulla memoria, cercherò di parlare (come un cicerone) di altre realtà del nostro Rione e altri personaggi che hanno contribuito alla crescita sociale di un rione di Napoli.

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LILUCCIA

Conosciuta e indicata nel quartiere come “Liluccia a Zarellara” per il suo commercio, non è un nome scelto a caso e tanto meno usato per metafora del racconto, pure se usato in modo vezzeggiativo è un nome vero che entra a pieno titolo nella storia di un Rione di Napoli e con Lei la sua attività. Il commercio di Liluccia, prevedeva la vendita di “qualsiasi cosa” dai saponi alle caramelle, giocattoli, secchi, scope, bagnarole, asciuga panni, articoli per la casa a quelli per i vestiti, nastri, stringhe, spilli e bottoni, alcool, insetticidi, ovatta e addirittura siringhe per le iniezioni. Ancora oggi il commercio di Liluccia è presente grazie a una nipote (la figlia di Carmela) che ha scelto di continuarlo, ma lasciando casa e cose con lo stesso ordine disposto dalla zia Liluccia e da zia Maria, detta “Mariella do cuttone”.

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L’ARTE DI ARRANGIARSI

E’ d’obbligo far sapere, che nel “Rione e Funtanelle a Sanità” di persone come Liluccia ne erano tante, tutte padrone dell’arte (ripeto “arte”) di arrangiarsi, da non confondere con il tirare a campare. Tante, sono state le famiglie che intrapresero in casa un’attività commerciale di ogni genere, trasformando una parte del proprio basso a “puteca”. “Casa e Puteca” a sentirle insieme queste due parole suonano come un detto, mentre era uno stratagemma per far vivere e crescere decorosamente famiglia. Tra le mura domestiche di queste abitazioni si svolgevano prestazioni di concreti mestieri di qualità, di vero artigianato e di apprezzabile manufatto, tra i tanti, quello di esercitare l’enogastronomia con la pizza fritta, ‘o pagnuttiello ‘o cafè e altro. Del Rione Fontanelle si può anche dire: L’arte di arrangiarsi contribuì a una vera e solida economia sviluppandosi con investimenti veri, recuperando spazi nuovi trovati in maggior parte in di grotte di tufo e quartini (abitazioni) s’impiantarono vere fabbriche e piccole industrie, cose che contribuirono ad un esagerato progresso economico nella zona. Mi permetto di dire (forse per campanilismo!?) il film prodotto nel lontano 1954 “L’arte di arrangiarsi” diretto da Luigi Zampa interpretato da un fantastico Alberto Sordi se fosse stato girato alle Fontanelle oggi vivrebbe come una grande pellicola del cinema Neorealista, ricordato da cineteche, dai media e dagli italiani, per aver descritto gli anni 50 con la duttilità dell’abitante partenopeo che si è elevato grazie a quell'arte.

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IO CICERONE

Se io fossi una guida turistica consiglierei al visitatore un fuori programma proponendogli un passaggio nel rione “e Funtanelle” a Sanità per raccontargli e farlo vivere delle realtà forse uniche che hanno tenuto unito la gente di un intero Rione. Certamente, accennerei anche la storia del cimitero e di quelle ossa, ma metterei in risalto le persone diventate personaggi dell’arte di arrangiarsi prendendo come modello “’O vascio e Liluccia” ma prima ancora un programma nel fuori programma “na pizza a Cantina ‘o Vallo”

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RICORDANDO I VOSTRI POST

Uscito dalla pizzeria inizierei ad essere un'altra volta un cicerone, partendo proprio dalla prima croce, quella dove alle spalle c’era l’emporio di “Don Rafiluccio” portandomi in direzione “d’a chiesella dove per arrivarci si passano i primi bassi,quelli che di notte erano case e di giorno bottega. In più approfondirei la visita parlando di alcuni personaggi che hanno caratterizzato la storia (de Funtanelle). Arrivato alla seconda Croce angolo con il Vico San Nicola, mostrerei “ò vascio e Graziella a Lungona” attività per ogni stagione dell’anno e ancora un’altra fermata importante “miezo o puntone” (Piazzetta Fontanelle) piazza e teatro della quotidianità fino ad arrivare in Piazzetta Cimitero delle Fontanelle per dare alcuni accenni del cimitero che si conserva alle spalle delle chiesa. Ritornando a parlare “e casa e puteca” con sorriso direi ai presenti ecco il basso “e Madalena” (con una sola D oppure e Matalena) si diceva: Madalena “o’ tene tutto dind’’o tuppo” brava donna e brava a difendersi, come si dice a Napoli “non si faceva passare la mosca dal naso”, Medalena il suo commercio era prevalentemente per le bibite e il caffè (ovviamente fatto in casa) e qualche pacchetto di americane, i primi clienti mattinieri erano per la tazzulella di caffè gli avventori era il personale dell’ATAN autista e bigliettaio della linea 105. A Matalena non gli si può negare l’attestato di “validissima commerciante” senza saper leggere e né scrivere, ma brava a conoscere i numeri da 0 a 9, infatti nel suo quadernetto nero a quadretti ci scriveva solo numeri segnati con il lapis messi in serie, capovolti e girati, un sistema di scrittura tutta sua che sapeva ben leggere all’occorrenza. Insomma a suo modo quei geroglifici erano i nomi di articoli, di persone e cifre da riscuotere dai potenziali clienti a cui aveva venduto della merce rimasta sospesa con l’impegno sulla parola del cliente abituale di saldare in conto a fine settimana (il sabato) quando “pigliava a semmana” ( pagato dal datore di lavoro) - “Azz! Che nummero? … altro che computer”- A Madalena gli si deve appropriare il detto “Mannaggia ‘o libro e c’a nu pozz parlà” frase che ripeteva a voce alta come imprecazione o minaccia. <Sono felice averla ricordata, con me è stata sempre una cara persona> E poi ancora mi soffermerei davanti all’ingresso dove abitava “Nunziatina a Catenellara” a “Nenna” e a “Bionda” persone che con le proprie bancarelle adornate di colorati palloncini, ricche di biscotti, rattate e neve, caramelle e sciu scù, trumpette e Piedigrotta, scatulelle de murticielle hanno fatto felici tantissimi bambini me compreso. E ancora parlerei “ d’o cuoppo d’Allessa e Puppenella” a “Spica e Giggetto” e parlerei pure e “Scialipeppe” (nome tutto attaccato)

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E POI ANCORA

Altra tappa e poi direttamente al vascio di Liluccia non posso non ricordare chi ma fatte e “scuzzette” “Totonno o barbiere” persona e personaggio dal viso tra un Totò e un Eduardo.  Totonno era un bravo maestro vetraio e faceva pure il  mestiere di barbiere, (ero o frate d’Espedito anche lui barbiere ma con bottega) Totonno nel rione veniva indicato come il rivale di “Vicienzo Cafarella” altro personaggio mitico (devotissimo di Santa Patrizia) farsi una barba nel salone di Cafarella era come andare al teatro. Le persone, saltavano il turno per ascoltarlo “Cafarella!? Paragonatelo al professore Bellavista chè è venuto dopo. Totonno si era attrezzato il salone di barbiere a casa sua con una sola sedia e senza lavabo, aveva anche una buona clientela femminile per le permanenti. Ricordo bene la sua figura esile che camminava per il rione tenendosi stretta sotto il braccio una borsa di pelle nera dove dentro ci teneva  gli attrezzi per fare le barbe e il taglio di capelli a domicilio. Inoltre praticava i salassi e vendeva sanguisughe. Quanti sette dite e scuzzette che mi ha fatto Totonno.

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ECCOCI DA LILUCCIA A ZARELLARA.

La guida dei bassi “de Funtanelle” fatta di storia, racconti e personaggi svolge al termine a Via Fontanelle 51 dove è ubicato “o Vascio e Liluccia a Zarellara” la “Casa e Puteca” di Raffaella Tosti coniugata Noviello donna capace di mettere in pratica quell'arte dell’arrangiarsi nel lontano 1911 rimasta ancora in esercizio (con regolare licenza) oggi al 2018 con i sui 107 anni di attività profuma ancora di futuro, conservando ogni cosa del passato, compresa la sacralità e la riservatezza della famiglia che ci abita. La storia di questa attività (già accennata all'inizio) può essere raccontata senza fine, senza negargli di aver visto crescere e avuto come clienti diverse generazioni. Dopo la morte di Liluccia (foto in cornice) a prendere le retini di casa e dell’attività, la sorella Maria, in famiglia dicevano di lei “austera e generosa” Come di consuetudine gli fu attaccato un vezzeggiativo da Maria a Mariella e poi d’ò cuttone (del cotone) perché aveva ben basato l’attività considerando che alle fontanelle si era sviluppato anche l’arte di cucire i guanti a mano e a macchina, in più anche quella della sartoria. Quindi Mariella si dedico principalmente alla vendita di aghi e spagnolette di cotone e affini. Con esperienza e sacrifici riuscì a portare l’attività agli albori fino al paradosso di essere paragonato all’UPIM. Per ogni cosa si diceva: và da Liluccia e compra… perché sicuri di trovare l’articolo che cercavi, dalla pillola di Veramon ai lacci delle scarpe, dalla lampadina alla candela. Il binomio Liluccia e Mariella era una realtà di sicurezza perché ti vendeva in ogni ora del giorno e della settimana. Insomma, non ci faceva sbattere ad arrivare alla Sanità o Materdei per acquistare un prodotto. A vederlo il basso di Liluccia ancora oggi con l’originale telaio all’ingresso fatto in ferro e lastre di vetro si manifesta in tutto il suo splendore per ordine e pulizia, per il mobilio che lo arreda, per il quadro ‘a capo ‘o lietto, per la campana di vetro alta più del metro che racchiude San Michele Arcangelo messo in bella mostra sul comò. Una seconda stanza ricavata scavando nel tufo, porta ancora i segni di un antico focolare e un lanternino per il ricambio d’aria. Do per certo che Liluccia è l’ultima “Casa e Puteca” di Napoli ed è un peccato per la cultura popolare e della Napoletanietà in più delle volte inventata perchè non viene cercata pur tenendola a portata di mano. Con l’augurio di aver fatto intendere “’O Rione Funtanelle e storia vera di Napoli che deve essere valorizzato e ricordato per la memoria della gente che a vissuto partecipando al riscatto di un dopoguerra che l’aveva affamata. Il cimitero che si vuole dare come storia (con tutto rispetto) per me è solo un appendice. Ah! Dimenticavo: oggi chi porta avanti l’attività “Liluccia” è la nipote Giulia è per certo ho saputo che viene già chiamata Giulietta il resto sarà raccontato tra cent’anni.

 

“E Funtanelle”

La maestra Angela Manzo, dalla prima elementare alla quinta imparavi con saggezza.

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Non erano veri e propri edifici scolastici, erano case adibite ad aule scolastiche, in quegli anni del dopoguerra, stanze e appartamenti, reperite nei rioni della Napoli di allora. Soltanto alla fine degli anni 60 per i ragazzi delle Fontanelle e quelli di Materdei si costruì una vera scuola al “Vico Trone” luminosa e moderna intitolata a un piemontese vissuto a Napoli “Onorato Fava” con gioia, veniva frequenta per le comodità che offriva. Ricordo le cedole per acquistare i libri,la refezione e la merenda da portarci a casa. Dico grazie al Professor Virgilio che proiettava film adatti alla nostra età. Dopo venne la scuola Lombardi. (chelle e ret’ ‘o Campo) 
UNA CHICCA DI STORIA
Non posso non ricordare che a Napoli in alcuni quartieri gli anni del dopo guerra li hanno vissuti con un periodo prolungato, sono stati anni terribili e di emarginazione sociale. Ragazzi e giovani pur avendo il desiderio di imparare a leggere e scrivere per “necessità” i genitori li trovano un lavoro di garzone “ A do Masto” una scelta definita “ A scola e mieza a via” Le femminucce arrivate all’età dei dieci anni facevano le facente di casa e in più il compito di accudire “e frate piccirille” Un’altra fascia per loro fortuna al mattino andavano a scuola e poi a “ a do masto”. E poi… la fascia dei privilegiati che andavano a scuola, in colonia d’estate e a Natale trovavano il panettone sulla tavola. Per fortuna questa ingiustizia sociale terminò alla metà degli anni 60 con la scuola d’obbligo e con i sussidi alle famiglie numerose e bisognose. 
LA MAESTRA ANGELINA
A signurina Angelina (Angela Manzo) maestra “a pieno titolo” per necessità, impegno sociale e culturale a vantaggio dei ragazzi delle Fontanelle trasformò la casa di proprietà di “Donna Giuvannina a Cantenera” situata al secondo piano dell’edificio “e miezo ‘O Puntone” a Piazzetta Fotanelle al civico 124 in scuola privata riconosciuta a pieno titolo, per giunta promiscua e a tempo pieno. (Gli esami si sostenevano all’Istituto La Salle.) In classe era lei sola a battagliare con i tutti di ogni età, avvolte le veniva in aiuto il fratello Gianni. Credo che la maestra Angela Manzo sia sempre stata fiera del suo lavoro anche se difficile perché sapeva bene di essere in contatto e insegnare al futuro. Io ho frequentato quelle mura come scolaro, ricordo alcuni spaccati, il compagno di classe Salvatore Medoro “ ‘O Shomen” e di Antonio Caccavale. Tanti sono stati i fanciulli delle Fontanelle che l’hanno avuta come insegnante e sono certo che la maestra Angelina occupa un posto molto importante nella loro vita, non esagero se aggiungo: per avere ricevuto oltre alla cultura anche valori di formazione sociale frequentato una semplice scuola ricavata tra le pareti domestiche. Non troverei niente di sbagliato se qualcuno la ricorderebbe con una targa in marmo posizionata di fianco al numero civico. La scuola chiuse nel 1966, dopo la morte del papà (o professore) si maritò trasferendosi a Roma. 
IL PRANZO E’ SERVITO
Mi è restato impresso ciò che accadeva nell’ avvicinarsi all’ora di pranzo con una scena che si ripeteva ogni giorno, tutto iniziava con il tintinnio di una campanella, l’avviso di chiamata azionato da una fune tirata da circa 30 metri. Dopo questo suono si metteva in moto del tutto con manovra manuale il trasporto del pranzo da una casa all’altra con una sorte di teleferica fatta molto spartana con fune e carrucole il manovratore era il papà della maestra che tutti lo conoscevamo come ‘O professore” non lo so se era per davvero un insegnante, oppure era un titolo ricevuto ad Honorem. Il pranzo arrivava da una parte all’altre sospeso nell’aria, a sorreggerlo un semplice paniere.
GIUSTO AGGIUNGERE
Dopo l’ingresso dell’ex ospedale “A Vita” “ alla via Sanità civico 87 all’ultimo piano di questo edificio c’era un’altra realtà scolastica la “De Falco” gestita dalla signorina Ester casa dal sorprendente giardino. Con la maestra Ester De Falco un’atra brava insegnate di nome Lucia. Per onor di storia giusto far sapere che di fronte alla chiesa di Materdei in un antico palazzo ancora visibile c’era ll vecchia Onorato Fava poi chiusa per trasformare quelle aulle a d’abitazione civile.

 

<Alle Fontanelle la “Cavern Music”>

 

“La Musica e Napoli alle Fontanelle”. Artisti veraci suonano e cantano un nuovo sound”. “Napoli e la sua musica internazionale”. Potrebbero essere dei titoli di copertina oppure di una cronaca di oggi, invece portano indietro negli anni 70/80 e precisamente a Vico San Nicola alle Fontanelle (d’into o’ palazzo de vacche). Non pretendo di parlarvi di musica ma di lasciare con mie parole una testimonianza che pochi ricordano o non vogliono tener presente. Posso aggiungere che la "Cavern Music è stata una realtà concreta di musica e testi qualità (“lontanissima dai neomelodici”) che ancora vive e vivrà per sempre. In questo palazzo del “Rione Fontanelle” abitava la famiglia Ciervo, ora a viverci è rimasta soltanto Assunta coniugata Trotta, nel vederla dopo tempo con i suoi anni e qualche acciacco, ho capito che è rimasta una donna forte, ricca di vitalità e con i segni particolari del buono esempio della napoletanietà. Ritornando al “palazzo delle Vacche” contrassegnato con il numero civico dieci nel cortile c’è un corposo cancello, dietro di se è custodita una grotta ricavata scavando nel tufo per essere poi una stalla e poi per altri usi; in ultimo come studio di prova denominato “Caverna Music Napoli”. Il musicista, fan o semplice visitatore entrando dopo pochi passi tenta a bloccarsisi per fissare il murales che trova sulla sinistra creato dall’artista Sergio Wiliams. L’opera raffigura un’auto americana anni 50 che percorre una strada asfaltata per raggiungere il tempio del Sound, presumo che la figura che la guida sia lo stesso Wiliams. Terminato il corridoio d’ingresso, si arriva nell’ampia parte finale, lì le orecchie avvertono i suoni rimasti impregnati nel tufo mentre gli occhi raffigurano le ombre di artisti che provavano i loro pezzi come: James Senese, Tony Cercola, Mario Musella, Pino Daniele, Enzo Avitabile, Rosario Iermano, Gragnianiello, Ernesto Vitolo e poi … Zurzolo, De Rienzo, De Piscopo, Esposito e tanti altri musicisti veri. Al centro del pavimento di legno “opera dell’ideatore” su i listelli centrali è intarsiato un pentagramma, simbolo di mistero, folclore e leggenda, incastonati nel tufo degli oblò come quelli di una barca cabinata, un indizio che fa ben capire il preciso messaggio “tutti dentro” per viaggiare lontano oltre gli oceani con la nostra musica.

  

Artefice di tutto ciò Enzo Ciervo “musicista, arrangiatore e paroliere” in arte “Geremia Blue”.In questa pagina tesoro di tante altre storie mie con stima e ammirazione ho raccontato già l’amico d’infanzia “Enzuccio e Nanninella a Volpe” per le sue molteplice capacità di artista. Mi permetto di ribadire: Enzo Ciervo è stato un autore all'avanguardia della "nuova musica" maturata al civico n°10 a Vico San Nicola alle Fontanelle. Raccontare un decennio della storia musicale di Napoli e non nominare Enzo Ciervo significa essere approssimativo oppure non conoscere i fatti e metto un punto. Concludo dicendo grazie a: Assunta a Nicola e Maria per avermi dato l’opportunità di visitare la “Cavern Music” per la cordiale accoglienza e della tazzina di caffè che sapeva d’affetto.

  

 

La famiglia Fiorenza

O’ Riccio “casadduoglio dal 1930.

Cento lire la prima pizza Margherita.

31Nov19

A Napoli il salumiere in lingua napoletana antica è chiamato ‘O casadduoglio o casaduoglio, credo che la forma più corretta sia senza dubbio quella senza doppia. Come molte parole napoletane, il termine si rifà al Latino. “Vai dal Casaduoglio” è la frase ricordata nel film “Miseria e Nobiltà” nella scena della spesa rimasta epocale con Totò ed Enzo Turco. Dal casaduoglio (oggi O’ salumiero) si acquistavano formaggi, salumi, olio, pasta uova e tanti altri alimenti compresi la frutta e le verdure, ma anche saponi, detersivi e oggetti di uso domestico. Detto, questo giusto di continuare a narrare e presentarvi le persone che appaiono nella foto (poi ingrandita) Ci troviamo in Via Fontanelle n°48, meglio dire nel Rione delle Fontanelle. Le persone ritratte nella foto in bianco e nero sono: (con il vestito e cappello) Angelo papà di Vincenzo Fiorenza “detto O’Riccio” (al centro della foto) mentre quello a destra del tutto vestito di bianco è Vincenzo Cafarella (o’barbiere). Dopo questa solenne presentazione devo aggiungere che l’idea di aprire quest’attività commerciale fu partorita da donn’ Anna Carotenuto “a mamma d’o’ riccio” nell’ontano 1930 data della foto. La storia obbliga anche un passaggio nella famiglia Fioranza ricordando il matrimonio d’o’ riccio “Vincenzo” con Giovanna D’Affeo (foto)

 

 dalla loro unione vennero al mondo ben quattro maschi: Enrico, Giovanni, Ciro e Rosario e tre femmine. Angela, Anna e Carmela. Di questo esercizio non si può nascondere l’arte di stare in commercio, portato avanti da tre generazioni, quale famiglia non ha avuto un conticino aperto, uguale per i tanti operai della zona clienti della buona cucina della signora Giovanna. O’Riccio resta una bottega storica ultracentenaria, una testimonianza della storia di un rione un’immagine della storia e della città. Alla famiglia Fiorenza con Enrico (foto) “Erricuccio” altro successo commerciale negli anni 60 con l’apertura della “pizzeria” nata non a caso o per un "fai da tè", ma per aver imparato l’arte di pizzaiolo con il Maestro Pizzaiolo “Leopoldo Arienzo” un fenomeno abitante in Via Cristallini ricercato in tutta Napoli e non solo. Non meno bravi i restanti tre maschi Giovanni (foto)esperto pasticcere, bravo pizzaiolo, con la sua arte

 

rimane il nomade di lussuosi salotti, ville, yot e villaggi extra lusso, oggi per passione tiene aperta l’attività del papà e di nonna Anna. Ciro, anch’egli pizzaiolo ha lavorato in importanti e spettacolari locali delle isole appartenenti al golfo di Napoli. La sua carriera inizia facendo da fornaro e poi secondo alle spalle del maestro Lepolto nel noto ristorante pizzeria “Umberto” a Piazza dei Martiri. Per Rosario non bastano fiumi di parole per meglio definirlo per la sua bontà fattiva cioè affrontare “la strage silenziosa” della droga. Delle tre sorelle non conosco tanto posso ricordare Carmela sempre al fianco nell’attività di Erricuccio. Per Anna e Angela posso asserire che le ho sempre viste lavorare nell’attività paterna, ancora oggi le trovo al fianco Rosario nella casa di “Crescere Insieme”. La famiglia Fiorenza è stata e resta un’icona del Rione Fontanelle e rappresentano la buona parte di una seria comunità.  

 

 

Con l’augurio di aver scritto cose gradite Giuseppe Sacco - Peppe

 

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