Cosa è rimasto del podismo degli anni Ottanta?

“Chi lavora bene, con passione e rispetto delle regole, non ha nulla da temere da una testimonianza.”

Negli ultimi anni il podismo su strada ha smarrito gran parte della propria identità. Accanto a poche manifestazioni virtuose, capaci di garantire servizi adeguati e rispetto per l’atleta, proliferano eventi che esistono solo grazie a egide concesse con sorprendente leggerezza, spesso in aperto contrasto con regolamenti, norme di sicurezza e principi fondamentali di buon costume sportivo. Il problema non è soltanto chi organizza male, ma chi permette che ciò avvenga. Chi concede l’egida a manifestazioni palesemente carenti sotto il profilo logistico, organizzativo e programmatico, di fatto si rende corresponsabile di un sistema che penalizza i partecipanti e svilisce il valore dello sport. Una sorta di “via libera” concesso senza controlli reali, senza verifiche puntuali e, in troppi casi, con una preoccupante indifferenza verso la tutela dell’atleta. Sempre più gare sembrano costruite a vantaggio di pochi, mascherate da eventi sportivi ma orientate esclusivamente al richiamo di premi, spesso in denaro, sbandierati in elenchi interminabili e poco trasparenti. Premi di cui non si conosce chiaramente la natura, l’importanza o il reale valore, utilizzati come specchietto per le allodole per attirare amatori ignari, trasformati inconsapevolmente in strumenti di un meccanismo poco limpido. In Campania il quadro è ancora più critico. Il podismo arranca tra carenze infrastrutturali croniche, servizi essenziali assenti o improvvisati, ristori inadeguati, mancanza di spogliatoi, deposito borse e assistenza minima. Tutto questo nonostante quote di iscrizione sempre più elevate, che dovrebbero garantire standard dignitosi e non esperienze al limite della tollerabilità. Il risultato è un atleta che paga profumatamente per correre e si ritrova deluso, mortificato, vittima di una superficialità sistemica, dove nessuno sembra realmente rispondere delle proprie responsabilità. della cordialità e del rispetto della persona. Eppure regolamenti, norme e linee guida esistono. Ma restano spesso lettera morta, ignorati da chi dovrebbe farli rispettare. Concedere l’egida senza vigilanza significa tradire la missione educativa e sportiva che dovrebbe essere alla base del podismo, riducendolo a una mera operazione di apparenza o di circostanza. A questo punto la domanda è inevitabile: che cosa è rimasto del podismo degli anni Ottanta?
Di quello spirito autentico, fatto di passione, sacrificio, correttezza e rispetto reciproco, oggi rimangono solo ricordi. Al loro posto avanza un sistema fatto di improvvisazione, sfrenatezza e incapacità, tollerate da chi avrebbe il dovere morale e regolamentare di dire “no”. Il podismo non può e non deve essere un affare per pochi né un terreno franco privo di regole. È necessario recuperare serietà, controlli e responsabilità, perché senza questi valori ogni gara perde significato e lo sport smette di essere tale.

A volte perdere qualche falsa amicizia significa restare fedeli allo sport che si ama. Peppe Sacco  sempre a fianco del PODISMO INSIEME