STORIA DI UN SUCCESSO PERSONALE La sfida vinta da Giuseppe Piegari 100 chilometri in meno di 7 ore:

Dalla Campania a New York, tra allenamento, solitudine e determinazione: il runner dell’Atletica Nolana trasforma un’impresa estrema in un viaggio interiore.

(di Peppe Sacco)

C’è chi corre per allenarsi, chi per competere, e poi c’è chi corre per conoscersi davvero. Giuseppe Piegari, classe 1988, atleta FIDAL tesserato con l’ASD Atletica Nolana, appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria: quella dei corridori che trasformano ogni chilometro in un viaggio interiore. La corsa, per lui, non è mai stata solo uno sport. È libertà, introspezione, confronto con i propri limiti e con le fragilità più profonde. Un dialogo continuo con sé stesso che lo ha spinto, nel tempo, ad andare sempre oltre, fino ad abbracciare il mondo delle lunghe distanze. Negli anni, Piegari ha partecipato a numerose gare ultra, arrivando anche a conquistare il titolo italiano sulle 30 miglia a Palagiano nel 2024. Eppure, qualcosa dentro di lui ha iniziato a cambiare: certe dinamiche legate alle competizioni non rispecchiavano più la sua idea autentica di corsa. Da qui la scelta di cercare nuovi stimoli, lontano dai riflettori, in avventure solitarie. Tra queste, i percorsi simbolici tra Eboli, sua città, e Nola, luogo legato alla famiglia e alla società sportiva che lo ha accolto con calore dal 2022. Ma è oltreoceano che prende forma il suo progetto più ambizioso. New York, città scoperta durante il viaggio di nozze e diventata appuntamento fisso annuale, si trasforma nel teatro ideale per una sfida unica. Prima il perimetro di Manhattan, completato in meno di quattro ore. Poi, quasi inevitabilmente, nasce l’idea più grande: correre 100 chilometri. Un obiettivo che richiama alla mente lo spirito di Forrest Gump, quella corsa senza un perché preciso, ma carica di significato. Sette mesi di preparazione intensa, fatta di sacrificio, disciplina e resilienza, con un traguardo chiaro: restare sotto le 7 ore. La partenza è da South Jamaica, nei pressi dell’aeroporto JFK. Il percorso si snoda tra scenari iconici: Flushing Meadows, Dumbo, il Manhattan Bridge, fino alla lunga Greenway lungo l’Hudson, dove il vento diventa compagno e avversario allo stesso tempo. Il viaggio prosegue verso Inwood, poi nel Bronx, fino allo Yankee Stadium, punto di riferimento per rientrare verso Harlem. Quando l’acqua finisce, arriva la pioggia: improvvisa, intensa, quasi simbolica. Una benedizione nel momento più difficile, all’ingresso nord di Central Park. È lì che Piegari trova la forza per l’ultimo sforzo. Lo sprint finale lo porta tra le luci vibranti di Times Square, dove il tempo si ferma a 6 ore e 56 minuti, con un ritmo impressionante di 4:09 al chilometro. Al polso, il Garmin certifica l’impresa. Nel cuore, qualcosa di molto più grande. Ad accoglierlo, simbolicamente, la bandiera dell’Atletica Nolana, consegnata prima della partenza dal presidente Michele Santonastaso. Un segno di appartenenza che accompagna ogni passo fino al traguardo. Ma ridurre tutto a numeri sarebbe limitante. Perché, come New York non è solo Manhattan, così lo sport non è solo dati e statistiche. È libertà. È coraggio. È il desiderio profondo di inseguire i propri sogni. È vita.