Quando la fatica non basta: l’evoluzione dell’allenamento secondo Arturo Di Mezza

Di Peppe Sacco
Nel dibattito contemporaneo sulla preparazione atletica è ancora diffusa l’idea che l’allenamento coincida prevalentemente con l’accumulo di fatica e con un generico stato di “buona forma”. Un approccio che, sebbene radicato nella pratica sportiva tradizionale, risulta oggi sempre più limitante. In questo contesto si inserisce il pensiero di Arturo Di Mezza, ex marciatore ricordato per la tecnica e per i risultati ottenuti nel panorama nazionale e internazionale,  attualmente tecnico, che ha costruito il proprio metodo mettendo in discussione tali presupposti.
In una recente riflessione pubblicata sui suoi canali social, Di Mezza afferma:
«Il cambiamento che ha fatto funzionare il 100% dei miei atleti.
Un concetto che ha spesso distorto l’idea di preparazione atletica personalizzata è quello del cosiddetto “allenamento fisico”. Molti atleti (…) pensavano che stancarsi in allenamento ed essere in forma, in maniera generica, potesse essere la chiave per fare un salto di qualità. Il dispendio energetico conseguente ad uno sforzo fisico non basta a costituire uno stimolo allenante.
Anzitutto l’allenamento eccessivo porta ad un peggioramento delle prestazioni, oltre a far male alla salute. (…)
Bisogna superare il semplice ed obsoleto concetto di allenamento personalizzato ed entrare in un mondo nuovo, fatto di analisi biomeccanica e neuroscienze, interazione tra atleta e ambiente, approccio mentale ed analisi caratteriale da parte dell’allenatore.
Alice si allena in maniera unica e differente da tutte le sue colleghe che fanno la stessa disciplina. I risultati, nel nostro piccolo, finora ci danno ragione. (…) Auguri ad Alice e ad maiora!»